Cass. civ., Sez. II, 28 maggio 2008, n. 14042


CASSAZIONE CIVILE - SEPARAZIONE DEI CONIUGI


In tema di separazione personale dei coniugi la pronuncia di addebito non può trovare causa nella sola inosservanza dei doveri imposti ai coniugi dall'art. 143 cod. civ.; una tale pronuncia implica, invece, la prova che la crisi coniugale sia esclusivamente riconducibile al comportamento volontario e consapevole, da parte di uno o di entrambi i coniugi, diretto al mancato rispetto di tali doveri. In caso di difetto circa il raggiungimento della prova che detto comportamento sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, dev'essere pronunciata la separazione senza alcun addebito.
Il comportamento che sia contrario ai doveri coniugali, tenuto, però, dal coniuge solo successivamente alla cessazione di fatto della convivenza, sia pure in tempi immediatamente prossimi a detta cessazione, può rilevare, ai fini della dichiarazione di addebito, esclusivamente qualora costituisca la conferma del passato e sia in grado di confermare una condotta pregressa.
L'eventuale apprezzamento che la violazione, da parte di uno dei coniugi, dei doveri imposti dall'art. 143 cod. civ. abbia avuto efficacia causale rispetto alla crisi matrimoniale costituisce indagine istituzionalmente riservata al giudice di merito, valutazione che, se sorretta da una motivazione congrua e logica, non può essere censurata in sede di legittimità.

(da Utet)